giovedì 16 luglio 2009

ASPETTAMI...






I Sadhu sono persone sacre presenti da migliaia di anni che scelgono una vita di santità in modo da raggiungere la dissoluzione nel divino e la fusione con la coscienza cosmica. Per seguire questa via il Sadhu rinuncia radicalmente al mondo, per centrarsi interamente sulla Realtà Suprema che lo manifesta. Si astiene del sesso, recide ogni legame familiare, non ha alcuna proprietà o abitazione, indossa qualche straccio o non indossa niente, si nutre di poco cibo e semplice. Vive da solo, ai margini della società, dedicandosi devozionalmente alla Deità prescelta praticando dei rituali magici per essere più vicini alla Divinità oppure intense forme di yoga e meditazione per aumentare i poteri spirituali e acquisire la conoscenza metafisica.

Lo "sciamano sadhu" era ranicchiato sulla riva del fiume intento nel suo mantra di preghiera. Ad occhi chiusi faceva scorrere tra le dita, simile ad una conta, le perline della propria collana ripetendo la stessa litania a voce bassa. Il suo viso era scavato, la pelle cotta dal sole, la barba e i capelli lunghi in onore della divinità Shiva della quale era suddito devoto. Aveva pochi abiti indosso e nella sacca poche cose per potersi sostenere nel suo pellegrinare senza meta; in solitudine e fino all'ultimo respiro.

Era una giornata assolata e molto calda e, complice l'elevato tasso di umidità, si era formata una irreale foschia donando al luogo un qualcosa di mistico. Il fiume scorreva veloce provocando piccoli vortici dai quali si rifletteva il sole che faceva capolino dalla fitta vegetazione che ricopriva le rive mentre un profumo di bacche selvatiche riempiva l'aria.

Shaman Sadhu pareva attratto da quel luogo apparentemente senza significato e decise di fermarsi per più tempo per esplorare quella sensazione.

Mentre era intento nella sua isolata preghiera, ranicchiato e con il capo chino, una perlina, improvvisamente, si staccò dalla collana e cominciò a rotolare lungo il pendio della riva tra l'erba che in quel punto era molto rada scoprendo grandi chiazze di terra arida.

Guardò la perlina rotolare velocemente verso il fiume senza fare nulla, forse pensando ad un pezzo della sua vita che se ne stava andando insieme ad essa, quando, inaspettatamente, si fermò accanto ad un piede in apparenza femminile.

Lei era in piedi proprio sul ciglio del fiume che asciugava i suoi lunghi capelli neri, coperta da un meraviglioso sari color porpora ricamato di oro e di viola.

Lui si avvicinò lentamente mentre lei lo guardava, salutò inchinandosi con le mani giunte e raccolse la sua perlina.

-"Saluto la divinità che c'è in lei e la ringrazio per aver fermato la corsa della mia perlina verso l'oblio"- disse Shaman sadhu.

-" Sono io che ringrazio lei"- rispose la donna.

Dalle sue parole ma sopratutto dal suo sguardo Lui "comprese".

Si sedettero così uno di fronte all'altro e fecero conoscenza e poterono parlare delle sofferenze del mondo ma sopratutto delle sofferenze personali della donna.

Calarono le prime ombre della sera e shaman sadhu accese un fuoco dove i due poterono cuocere, su di un sasso, i pesci pescati poco prima.

All'arrivo della notte, mntre tutto intorno regnava il silenzio, Shaman sadhu si alzò mentre la donna rimase seduta nella posizione del fiore di loto. Prese delle piccole roccie e le pose a terra disegnando, intorno a lei, un cerchio. Questo simbolo aveva lo scopo di proteggerla da entità ostili.

-"Come il fuoco del nostro falò, chiudi gli occhi e immagina la fiamma che brucia la legna "- disse "- fai si che quell'immagine rimanga impressa nel tua mente-"

Lei ubbidì in silenzio.

Shaman sadhu ora girava intorno alla donna brandendo un tizzone infuocato nella mano destra sussurrando un canto ripetitivo e ipnotico invocando gli spiriti guida. Nel suo girare in tondo aumetava sia la velocità che il volume del canto provocando in lei un senso di stordimento. Poi il canto si interruppe e shaman sadhu, messosi in gioncchio, chiamò l'animale guida della donna.

Ad un certo punto lei si sentì leggera, come sollevata e trasportata in un altro luogo e in una altra dimensione.

Lei si vedeva come spettatrice e lei era la protagonista. Si vedeva in piedi dentro una nuvola dove all'interno si inerpicava una specie di sentiero che portava ad un pezzo di cielo azzurro come una strada incontra una galleria nella montagna

Lei si incamminò e dopo poco le apparve shaman sadhu stagliato nel cielo azzuro che la invitava con la mano a proseguire il cammino. Ma non era solo. Aveva su una spalla un'aquila reale. L'espressione di lui era serena e questo la aiutò a proseguire senza indugi e paure.

Arrivò alla fine del tunnel di nuvola e trovò Shaman sadhu ad attenderla sorridendo. Lui chiuse gli occhi e le fece cenno di fermarsi e attendere. Lei ubbidì ma non riuscì a non voltarsi quando percepì una presenza dietro di sè che si avvicinava lentamente. Era una splendida pantera nera. Il grande felino aveva una andatura rassicurante e lei non scappò. La pantera si strusciò nelle sue gambe, le leccò una mano poi con un balzo entrò in lei. Ora lei era la pantera. Si volse verso shaman sadhu e lui era l'aquila.

Ora i due animali si avvicinarono al limite della nuvola là dove iniziava il cielo limpido. L'aquila prese il volo andando a posizionarsi alla fine del ponte che nel frattempo era apparso davanti a loro. Era il ponte dei sogni. La pantera indugiò. Prima si guardò intorno con fare circospetto poi con decisione si incamminò lentamente lungo il ponte.

Mentre percorreva il ponte fu attraversata da intense sensazioni mai provate prima. Un vortice inarrestabile centrifugava la sua mente e le sue emozioni. Il suo corpo si contorceva come attraversato da scariche elettriche. Provò di nuovo l'abbraccio paterno e la tenerezza materna. Provò il dolore del parto. Provò la gioia di un figlio. Sentì l'amore e l'odio. Provò il godimento di un amplesso rubato. Si lacerò interiormente nel dolore. Provò la serenità. Sentì la pena per la sua morte e la sorpresa di essere rinata in una nuova vita. Aveva attraversato il ponte dei sogni.

Quando si risvegliò era l'alba e shaman sadhu non c'era più. Era rimasta in quella posizione immobile per molte ore anche se a lei era parso passare pochi istanti. Si risvegliò intorpidita e confusa ma stranamente completa per quella esperienza di consapevolezza.
Mentre raccoglieva le sue cose per fare ritorno a casa si accorse che su una roccia, scritto con il carbone, era presente la scritta "aspettami".

Da quel giorno lei pensa spesso a quell'uomo arrivato dal nulla che le fece vivere delle vere emozioni ed aspetta con fiducia il ritorno nel suo girovagare.

Di certo tornerà da lei.











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